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domenica 22 aprile 2012

Miss Zoboly


Nello Yorkshire abitano molte pecore. Ci abitavano anche quelle di Mr. George. Mr. George le sue pecore le conosceva tutte, una per una, per nome. E ogni sera, le salutava tutte, una per una, per nome. Perciò, quando, giorno dopo giorno, Miss Timothy fece la brutta lana, Mr. George se ne accorse subito.
La brutta lana si forma quando una pecora non è più lei. E Miss Timothy non era proprio più lei: dormiva male, mangiava poco e beveva ancor meno.



Nei due mesi in cui ho vissuto a York, bellissimo capoluogo dello Yorkshire, di pecore ne ho viste alcune, belle, bianche, morbide. Ho dovuto però aspettare oltre vent'anni prima di incontrarne un intero gregge, in questo divertentissimo libro di Giovanna Zoboli (chiamata qui, in omaggio alla sua pecora, Miss Zoboly). Il viaggio di Miss Timothy, edito da Topipittori, si legge tutto d’un fiato e poi si rilegge, di tanto in tanto, quando non ci si sente più come ci si vorrebbe sentire. Più che un libro, con il suo testo decisamente originale e le illustrazioni decisamente belle di Valerio Vidali, questo è un farmaco, un potente antibiotico contro il virus della noia, della banalità, della presunzione, della sciatteria che ci circonda, in ogni luogo e in ogni momento.E contro questo virus, Giovanna lotta, quotidianamente, con coraggio, nel lavoro e nella scrittura. Sempre, però, con il sorriso sulle labbra, con la risata pronta che fa venire in mente una campana a festa. Non prendersi troppo sul serio, riuscire a ridere di tutto e in primis di noi stessi, non vuole però dire non essere attenti, consapevoli di quello che vogliamo fare, di quello che dobbiamo fare. Soprattutto quando vogliamo raccontare. Questo allegrissimo rigore, Giovanna lo dichiara in una bella poesia, di cui trascrivo un frammento:

Virgole punti e a capi:
è la punteggiatura
parlando non la vedi
senti però la frase
fermarsi, andare, stare,
dire, significare…
Basta che la rispetti,
che te ne prendi cura:
pensala come musica
passo che fai con gli altri
bellezza dei tuoi gesti
viva punteggiatura.

                               Giovanna Zoboli, in Un paese bambino, Giannino Stoppani Editore, 2011

In questo testo (presente nell’antologia che l’editore Stoppani ha voluto realizzare per i 150 anni dell’Unità d’Italia), c’è, a mio avviso, tutta la magia della scrittura di Giovanna: una poesia che, come punteggiatura viva appunto, è attenta al ritmo del verso, al gioco normato eppure ogni volta sorprendente. Con una rara autenticità, la lingua crea una voglia di bellezza (come fondamento etico più che estetico), il dire si fa generoso, si apre ad angolo giro e chiede la condivisione di un cammino, un passo che risuoni parallelo. Nei testi di Giovanna, c'è sempre un "tu", magari un po' nascosto, un grido di richiamo rivolto al lettore. Poesia di confronto, questa, poesia di relazione. Sotto l’apparente leggerezza del dire, si scoprono così, a poco a poco, profondità inattese.  In ogni forma di poesia, ma soprattutto in quella che si scrive per i bambini, il dire e il significare devono portare bellezza. Ci si deve “prendere cura” di quello che diciamo, di quella forma di organizzazione della nostra esperienza, della nostra esistenza, che è la lingua. 

La parola giusta è
tutti, perciò
strana persona
immensa
di singolari e plurali
casa di mille bocche
bocca di tante lingue…
Tutti però è per uno
quel che non è nessuno
eppure tutti siamo
uno per uno soli
uno per uno insieme…
                                   
                                  Giovanna Zoboli, in Un paese bambino, Giannno Stoppani Editore, 2011

La poesia di Giovanna non ha bisogno di giri astrusi di parole, di quello che rende illeggibile molta poesia italiana contemporanea. E’ asciutta come il fieno, esatta come i calcoli matematici, rigorosa come uno spartito perfetto. Le sue parole sono vere, autentiche, perché non sono mai presuntuosamente definitive. Il suo discorso poetico rimanda costantemente ad altro, a un tesoro che si costruisce giorno dopo giorno, fatto di letture, scritture, visioni, che dischiudono mondi nel momento stesso in cui tracciano confini. I testi di Giovanna suscitano altre parole, e questo, si badi bene, non è cosa di poco conto.




Giovanna si diverte molto, credo. Si diverte nel lavoro che fa e nella lingua che scrive. Mi pare di vederla, mentre resta in silenzio e si prepara a distruggere la banalità del dire, del vivere. Lo si percepisce in tutti i suoi libri, dai primi piccoli tesori in cui testo e immagini si narrano a vicenda, agli ultimi lavori. La narrazione diventa così una ennesima scusa per fare ballare il pensiero, per farselo ad ogni passo compagno di viaggio, prezioso alleato di ogni giorno perennemente in bilico tra ricordare e dimenticare. Ed è tra il ricordare e il dimenticare, che nasce e cresce il raccontare, il gioco della narrazione. Solo così, io credo, si riesce a fare i conti con l'orizzonte, ad allargarlo e allungarlo per potere camminare ancora. Il passo di Giovanna, dovunque si diriga, rincorre l'orizzonte, ma resta leggero. Solo la leggerezza, infatti, ti fa parlare con profondità di un compleanno, di mani e piedi che si sporcano, di scimmie in una cucina, di desideri e sogni, di bambini e di animali, di annaffiatoi innamorati, di tempi e luoghi troppo vicini e lontani.

Non so se Miss Timothy abbia davvero ritrovato se stessa, ma so che posso ritrovare parte di me stesso nei libri di Miss Zoboly. Leggete, leggete...