giovedì 7 marzo 2013


La strada verso Rosso Belvedere 2013, quest'anno, pare proprio meno in salita di quella delle edizioni precedenti. Un gruppo di mamme-potenza-della-natura (a dirla tutta, anche alcuni papà!) si sono unite al gruppo storico, con un entusiasmo davvero grande. Le maestre delle due scuole d'infanzia, poi, si sono fatte promotrici di incontri e idee che sembrano arricchire tutto il programma di questa nuova avventura. Il 2013 sarà, così. il ROSSO BELVEDERE BAMBINO. Il fine-settimana scelto sarà il 7-8-9- giugno 2013. Abbiamo anticipato perché a fine giugno, quest'anno, ci sarà il Premio "Enzo Biagi" a Pianaccio e alcuni di noi sono coinvolti in quell'evento.

Non anticipiamo nulla se non un grazie a tutti quelli che stanno mandando la loro adesione al Rosso, persone "nostrane" e persone "foreste". La nostra terra si interroga ancora una volta, si guarda dentro ancora una volta, e si apre al mondo, a chi vuole guardare, fare, capire insieme ad altre persone.


E poi, la notizia-bomba che per 3 anni abbiamo aspettato, La Ex- Colonia Ferrarese sarà in parte di tutte le Associazioni del territorio. Incredibile! Grazie a tutti quelli che hanno lavorato, sofferto, lottato per questo e, permettetecelo, grazie a noi di Rosso Belvedere che abbiamo fatto comprendere a chi di dovere quanto sia bello e vivo uno spazio già bello di per sé, ma quasi condannato al degrado.


A breve, poi, partirà il lungo viaggio di 2 casette di legno, le nostre Little Free Libraries, che due nostri straordinari falegnami-artisti (Johnny Giacobazzi e Mario Caselli) stanno già costruendo, insieme a un'altra sorpresa. Per il momento, ve ne diamo un piccolo assaggio, grezzo come il primo passo di ogni avventura libresca:


La neve è proprio alta uguale, anche se la foto è stata scattata nel Wisconsin (U.S.A.), dove tutto è iniziato. E' un racconto lungo e bello che scriveremo. Ora, al lavoro tutti quanti e viva il Rosso! Il brindisi augurale ce lo facciamo fare da Enrico, amico collaboratore e amante del vino rosso.

  

spread the word, diffondete la notizia, fatevi cassa di risonanza, parlatene anche male ma parlatene...

ale



sabato 9 febbraio 2013

Febbraio

Febbraio inizia
come un calore in tutto il corpo
come la febbre appunto
e un accenno di dolore

febbraio è pigro quando sale
e poi di colpo corre verso la sua fine
mese sottile e monco
per convenzione

febbraio porta il gelo
dei giorni della merla
e galaverna sopra il melo
e una tristezza spessa come lana
ma senza caldo o morbidezza alcuna

febbraio cade lungo ogni quattro anni
e allora si riprende il suo colore
il bianco che riluce
acceca
e spegne ogni dolore.

ecco, febbraio è arrivato anche quest'anno. Arriva benefico il breve gelo che fa riposare la terra, la addormenta, perché sia più splendente il suo risveglio, più duratura la luce che illuminerà i mille verdi in attesa, più intenso il primo soffio caldo del vento marzolino. C'è un tempo per riposare, sembra dirci questa improvvisa neve, questo trionfo del bianco sui colori spenti dell'inverno. C'è uno spazio per il silenzio, seppure breve. Mai come quando cade la neve si percepisce il valore del silenzio, lo spessore di tutto quello che rimane a mezz'aria, almeno il tempo di cristallizzarsi, e poi cade, senza rumore, senza grida, senza verità da proclamare. Potessimo, ogni giorno, raccogliere i frammenti di silenzio prima che si sciolgano e corrano via, avremmo fatto una cosa buona. Non sempre ci si riesce, ma si deve provare a farlo. Un giorno è un giorno, una promessa da mantenere, un gioco senza regole precise. Un giorno è un tratto nuovo nel confine che andiamo disegnando per la nostra vita. Bisogna fare tesoro dei giorni, anche dei pochi giorni di febbraio:

febbraio cambia ad ogni ora
come una terra che non ha confine
nei giorni illuminati a ghiaccio
e ognuno ascolta la sua voce...


Così, ogni ora è un brivido, proprio come quello che il freddo regala al nostro corpo, ogni ora è una pausa nella nostra lunga veglia, è una promessa di verde in arrivo, di sogni in agguato, di notti stellate.

Giusto per dire che è bello addormentarsi con la neve, svegliarsi con la neve, guardare la neve, cercando di imitare la sua silenziosa leggerezza.

Buona notte, con la neve.


domenica 3 febbraio 2013

Il mare in salita

In questi giorni, in attesa del nuovo libro per bambini, che uscirà in marzo, ho ripreso in mano Il mare in salita, mio libro di poesie uscito nel 2007, per Book Editore. C'era qualcosa che mi chiamava, dopo molti anni, verso quel titolo così profondamente mio, un qualcosa che forse aveva suscitato la stesura finale del volume. Mi è bastato aprire la pagina dopo il frontespizio e tutto è ritornato chiaro, lucido, ma non grazie alle povere parole mie, ma a quelle di Adonis:

Il cielo ti legge
dopo che la terra ti ha scritto.

Ecco, due versi che mi sono entrati dentro e vi sono rimasti, una sintesi poetica della vita che ci tocca in sorte, un desiderio di guardare in alto, sempre, anche quando la tristezza e la stanchezza vorrebbero piegarci e tenere il nostro sguardo rivolto al suolo. Adonis ci libera dal peso del quotidiano, ci prende per mano, deciso, e ci spinge oltre la fatica e il dolore, non nega né l'una né l'altro, ma ne traccia con pochissime parole il confine. E' un verso, quello che avevo scelto di mettere all'inizio del libro, che "costruisce" una dimensione tutta umana del nostro cammino, che non ammette ambiguità, che suona autentico come poche volte accade nella poesia.

E' stato quel verso che ha scavato un solco nel seguito del mio libro. E' stato un grande poeta, come sempre succede, a dare il via, indicando una possibile strada:

E' ancora la ginestra
a drici
che la strada
è quella giusta.

Con queste parole ho iniziato il cammino de "Il mare in salita". E ho continuato:

E questa terra ti è dovuta
le zolle cotte e l'erba
più bella.
E tu, ancora
abbracci nel gioco
il medesimo albero
che bambino abbracciavi.
Eri tronco e radice
eri ramo e poi foglia
eri figlio.

Da solo ridevi e pensavi
che in mezzo a quel verde
nessuno si sbaglia.

Spesso, sentiamo che la terra, nel senso di luogo originario, ci scrive davvero, lasciandoci l'illusione che a scrivere siamo noi. Inutile ribellarsi a quel volere. Il nostro sangue è linfa di terra, di radice.

E' sangue verde e lento
quello che ci cammina dentro
che ci pulisce i torti e le ragioni
ci cresce e ci conforta
ci rende liberi e ci ascolta
mentre tentiamo ancora
la nostra fuga verso il cielo
dalle strettoie delle tane
tra il muschio caldo e l'orizzonte

quando anche l'acqua si ripete
e stare stretti
è come un ritornello asciutto
che piega le ginocchia
mentre anche il sole si riposa

stare finalmente muti
è come dire tutto.

Scrivere, allora, è forse disegnare il nostro mutevole profilo sulla superficie della terra, seguire la linea del nostro corpo e preparare un'ombra visibile dall'alto, è avvicinare il cielo, per farne un provvisorio calco della terra che conosciamo.

E' una deriva senza fine
e il sole brucia
lo sai che anche questo è mare
acqua più acqua
che mai sfocia.
Non parli e non rispondi
guardi il muro nero
che sale
e può far male.
Al centro del tuo occhio
non c'è una terra da toccare
solo un barlume
voglia di branchie
di sponde vicine
come di fiume.


Il mare in salita, quindi, è in fondo solo un movimento, liquido, un andare verso l'altro, un muovere il corpo per riconoscerlo e fare in modo che la sua impronta sia leggibile dall'altro, dall'alto. Ma è solo in relazione all'altro che il cielo di cui parla Adonis può leggerci.

Parli
come in un prologo
della tua giovinezza
accorta e breve.

Ascoltarti
è un dialogo
ora che il tempo
non perdona
le solite finzioni.

Questo testardo farci isola
mentre sogniamo l'arcipelago.

Ecco, stasera volevo ritrovare le parole di quel libro, volevo essere isola e arcipelago. Buona notte.





mercoledì 19 dicembre 2012

ALEX, un grande maestro che...


Lettera ai miei allievi: oggi hanno bocciato il maestro!

di | 17 dicembre 2012

Cari allievi, oggi il vostro maestro è stato bocciato. Sì, avete letto bene: il Ministero della Pubblica istruzione, al Concorsone, mi ha rimandato. Il maestro, che ogni anno entra in classe insegnando storia, geografia, musica, educazione all’immagine, informatica, scienze, dopo aver passato un concorso e ottenuto l’abilitazione nel 1999, non ha passato il test di preselezione che è stato costretto a fare per tentare di non essere più precario.
Un personal computer, non una persona, in cinquanta minuti ha deciso che io non potrò continuare a essere il vostro maestro ogni anno ma sarò destinato ancora a girare come le giostre da un paese all’altro. 
Con me sono stati bocciati sei su dieci che hanno provato: su 22 persone che erano in aula con me solo 9 sono state promosse.
Volete sapere cosa mi hanno chiesto? No, non ho il coraggio di dirvelo, cari allievi. Voi state immaginando domande sulla didattica, su come si trasmettono a voi la storia, la geografia, l’educazione civica. State immaginando che mi hanno “interrogato” per sapere come v’insegno a usare internet, la mail, i social network che il 74% di voi utilizza.
No, nulla di tutto questo. Mi hanno fatto un quiz, come quelli che fate voi quando vi costringono a fare i test dell’Invalsi più o meno. Per sapere se so fare il maestro mi hanno chiesto: “Pamela, Fiona e Gina, sono tre ragazze newyorkesi. Stanno prendendo il sole in una piscina della loro città. Pamela indossa un costume intero. Fiona legge un libro, Pamela e Gina sono cugine”. Dovevo indovinare la risposta esatta tra queste quattro:  “Fiona è una studentessa universitaria;  Pamela è grassa; a Roma non sono le 9 del mattino; Pamela e Fiona sono cugine”.
Lo so che state ridendo. Ma i vostri maestri oggi non hanno il sorriso. Dicono che si chiama logica, cari ragazzi.  
Eppure domani dovrò tornare in classe in una scuola illogica. Mi hanno bocciato ma per qualche mese servo ancora al signor ministro che avrei voluto vedere fare un test con me.
Domattina tornerò tra voi, continueremo a leggere il quotidiano insieme, a imparare la Costituzione e la democrazia con i nostri consigli comunali di classe. Parleremo ancora di musica senza suonare il piffero ma ascoltando Fabrizio De Andrè e Giorgio Gaber. Vi insegnerò scienze portandovi alla fiera del consumo critico a Milano. Cercherò di ascoltare ancora i problemi di quelli tra voi che hanno il papà e la mamma separati; di chi non riesce a studiare perché a casa non c’è nessuno che lo può aiutare visto che mamma e papà parlano poco l’italiano ma molto bene l’arabo. No, non mi sono dimenticato: anche se non so bene rispondere al quiz di Fiona, Gina e Pamela; anche se la nostra Scuola italiana non ha soldi continuerò a organizzare il nostro viaggio d’istruzione al Parlamento a Roma o sui beni confiscati alla mafia in Sicilia, cercando soldi tra qualche imprenditore. Andremo a Mirandola, a incontrare i bambini che vivono nei container: perché per noi parlare di Emilia è anche questo.
Non preoccupatevi, quel signore che si chiama Francesco Profumo, forse non ama veramente la scuola ma il vostro maestro prova ogni giorno ad amarla. Anche se è stato bocciato.
Aggiornamento del 18 Dicembre, ore 15:40
Visto il successone del post, pubblico anche questo testo che ho inviato al Sottosegretario Rossi Doria, al Segretario particolare del ministro e al collega capo ufficio stampa.
Carissimo dott. Della Pietra, carissimi colleghi giornalisti dell’ufficio stampa, quando alla fine dell’anno scolastico incontro per l’ultima lezione i miei allievi, regalando loro la Costituzione, ricordo quattro regole: rompete sempre le scatole; non siate indifferenti; denunciate ciò che non va; viaggiate. In questo link trovate il mio “rompere le scatole” a chi ha indetto questo Concorso senza confrontarsi con chi ogni giorno vive la scuola. Il ministro avrà la responsabilità di inserire nella scuola prossimamente, non giovani e gente che fino a ieri è stata tra i banchi, ma 40enni che hanno provato il concorso e diventeranno magari insegnanti facendo un’altra professione. 
Caro Della Pietra, quando a settembre la chiamavo, per chiederle un confronto lei mi rassicurava con le solite parole di circostanza “la chiameremo presto”. Io non sono fesso. So bene che il Ministro non ha mai avuto la mia richiesta. So bene che voi, con il vostro stipendio assicurato e ben pagato, proteggete di volta in volta chi sta nella teca e non vuole ascoltare l’urlo di chi in questo Paese non ce la fa più. 
Ma sappia, dottor Della Pietra, che questo post l’hanno visto 34 mila persone, ha avuto 293 tweet. Voi provate a fermare il dialogo democratico con i cittadini, con chi vorrebbe confrontarsi ma chi vi scrive continuerà a denunciare, a rompere le scatole perchè crede ancora nella Costituzione, da cittadino, da maestro, da giornalista.
Prima di salutarvi voglio solo pensare per un attimo ai vostri figli. Magari andranno in qualche scuola privata, ma sappiate che se frequentano la Scuola pubblica, non hanno bisogno di maestri allevati a logica, a Sudoku ma di insegnanti che sanno amare, che hanno la capacità di guardare negli occhi i bambini, di trovare soluzioni alla mancanza di finanziamenti, di docenti che aprono le loro classi perchè ci sia una Scuola che guarda all’Europa, che guarda alla propria città, al proprio quartiere. 

Cordialità


che dire? Beh, io provo a dire qualcosa...

una CLASS ACTION degli studenti italiani, come dice la mia saggia amica Lule (ex-insegnante), contro queste cose sarebbe meravigliosa, non credete?

Allora, avanti, come le Pantere.., lasciate orme dappertutto, chiedete aiuto ai maestri veri, ai prof. veri, ai genitori veri, dite che volete una scuola seria, nelle mani di insegnanti seri, scelti non con quiz "moderni" (la parola usata dal Ministro, oltretutto docente universitario, forse assunto tramite quiz? O peggio?).

che cos'è un minuto a risposta se confrontato con ore e giorni e mesi e anni di studio, di vita nella scuola, anche da supplente, anche da precario, assieme a ore e giorni e mesi e anni dedicati alla vita dei propri alunni/studenti, a qualunque ora del giorno e della notte?

per troppo tempo, e su troppi fronti, non abbiamo urlato la nostra rabbia quando ci siamo trovati davanti a questi orrori, perché, ci dicevano e ci dicevamo (e ci credevamo) che dire certe cose era da qualunquisti, che la realtà è complessa, che sognare scorciatoie era pericoloso. Abbiamo sbagliato: dovevamo urlare più forte, urlare contro chi usava le nostre povere grida come strumento di repressione, urlare anche contro quelli che facevano "l'ombra cinese della P38", quelli che ci hanno davvero fottuto con le pallottole al posto delle urla... La vera repressione ha il volto della normalizzazione, dell'omologazione, del "modernismo à la Parfume" (ogni riferimento a persone è del tutto voluto!) 

scusate, ma sono così incazzato che salto da un tempo storico all'altro come se fossi un ballerino impazzito

ok, dopo tanti post deliranti e ridanciani, un post incazzato me lo concedete? Leggete, leggete, divulgate, divulgate...


giovedì 13 dicembre 2012

Un castello di libri, Mirandola. Elisabetta Cremaschi

Elisabetta Cremaschi continua la sua opera di "ricostruzione culturale" dei territori colpiti dal terremoto e ci manda l'invito a una inziativa bella e importante per il prossimo fine-settimana, a Mirandola, a Villa Tagliata. E' importante partecipare, dare un segno di attenzione a chi non vuole rinunciare alla cultura come "gesto" di sviluppo, di cittadinanza, di responsabilità verso noi stessi e verso gli altri, di incontro e dialogo. Partecipare è non solo importante, ma è anche bello: poter incontrare scrittori, giornalisti, artisti, sentire le loro voci che parlano di futuro (in un paese che pare avvolgersi sempre più in un chiacchiericcio vuoto e malefico, con macerie ben più terrificanti di quelle dolorosamente reali che ancora ingombrano tanti luoghi dell'Emilia), sentire la forza che solo mediante l'autentica voglia di parlare e ascoltare  produce bellezza e verità. Accorriamo, allora, accoratamente invitati, uniamoci al coro, accoriamoci e basta così! Grazie Elisabetta

il programma di "Un castello di libri" è sul blog di Elisabetta: gavrocheblog.blogspot.com/




domenica 11 novembre 2012

Bernard Friot, un pomeriggio a testa in giù

pomeriggio bello e divertente, quello di ieri, prima del temporalùn, della pioggia a catinelle senza nubi a pecorelle, senza una cosa che comincia con "l" (Ah, Buzzati!), con risate a crepapelle, con le libraie e le editrici più belle, con mondi quadrati e rotondi, con pensieri profondi, con ragazzi e bambini, con accenti ballerini...

Sintesi

Bernard Friot
 Luogo: Libreria Il Castello di Carta, Vignola (MO) http://www.castellodicarta.it/

Ospite: Bernard Friot, scrittore francese ormai conosciuto dovunque, ex insegnante di lingue, divertente e dissacrante nel senso buono della parola, vicino al "sentire" di bambini e ragazzi più di tanti altri scrittori, uomo intelligentissimo e spiritoso (ma sarà davvero francese? Scherzo, ovviamente!)

Pubblico: numerosissimo e attentissimo, bambini timidi solo nei primi 10 minuti e poi via alle domande, molte mamme, alcuni papà (!). Poche sedie, molti cuscini come deve essere

Incontro: Sara legge molto bene alcuni brani dei libri di Friot e dialoga con lo scrittore che risponde pronto, racontando episodi della sua infanzia e adolescenza. Bella la citazione dei nomi di chi ha tradotto i suoi libri in italiano (spesso del traduttore non compare nemmeno il nome, oppure il suo nome è scritto così in piccolo che manco lo si vede)

Fine: Sara comunica che Friot è in tour in tutta Italia e che deve scappare con lui (in senso figurato, o picture sense) alla Biblioteca Delfini di Modena, ma si deve rimandare la partenza perché tutti i bambini e i grandi vogliono comprare i suoi libri (Milena è in agguato come la più esperta delle fatestreghe venditrici!), vogliono, come è giusto che sia, la dedica: Bernard si siede al tavolo per le firme e pare non si debba alzare mai più, c'è una fila come in posta! Successo, successo











Dei libri di Friot, pubblicati da Il Castoro, ne parlano ormai tutti, ma ce n'è uno, pubblicato dai Topipittori nella collana Gli anni in tasca, tradotto da Giovanna Zoboli, che suscita ancora emozioni e discussioni contrastanti: Un altro me, un libro duro, autentico, sofferto, da leggere soprattutto ai ragazzi, un libro che fa pensare molto, che ti fa scegliere di stare dalla parte dei ragazzi, una volta tanto e, pertanto, un libro che sembra ancora "spaventare" librai, bibliotecari, insegnanti. Bernard ne parla poco (sono più i bambini che i ragazzi in sala), ma gli occhi gli luccicano come se lo stesse ancora scrivendo. Un libro così è una sfida, un invito alla consapevolezza del leggere, del mettersi in relazione con la propria storia (e con la storia di ognuno di noi), del vivere. Sono rimasto turbato molto quando l'ho letto per la prima volta, non sapevo che dirne, mi pareva un "esercizio". Ora so che è un libro vero, carne e sangue, gioia e dolore,  parole e silenzi. Grazie, Bernard.

leggete, leggete...

p.s.: Bernard parla un italiano stupendo, deliziosi alcuni suoi accenti, che mi suggeriscono un prensiero profondo: i bambini italiani non dovranno avere mai più paùra, ma pàura di fronte alla reàlta, ormai dovrebbero essere abituati al fatto che, come dice Lovecraft, il sentimento più àntico dell'uomo è la pàura! Scusa, Bernard, ma l'omino ex-tondo è un burlone patentato!

E lunedì 12, sempre a Il Castello di carta, un'altra "grande": Giusi Quarenghi. Presenterà I tre porcellini, illustrato da Chiara Carrer (Topipittori). Accorrete, accorrete...

venerdì 9 novembre 2012

tornerò?

travolto da un insolito destino (a dire il vero molto, ma molto solito: lavoro, scrittura, incontri, giterelle, fannullismo puro e semplice, dieta, ecc.), ho trascurato il blog (chiedo scusa). E' però con consapevole autorevolezza (?) che mi accingo ad annunciare il mio strombazzante rientro tra coloro che scrivono pensieri e parole (senza scomodare né Mogol né Battisti). Perché, chiederete voi? Si stava bene ugualmente anche senza dover andare sul blog del Riccio, la vita ci sorrideva ugualmente a tratti, che palle, ma cosa avrà ancora da dire, tanto fingo di leggere... e altri inconfessabili pensieri.

Perché sì, perché ho voglia di farlo, perché mi è piaciuto, perché mi va... perché, nella totale indifferenza dei più, la mia vita è cambiata e, di conseguenza, anche la vostra vita è cambiata. Ci siamo lasciati in regime di democrazia parlamentare, ci ritroviamo in regime di monarchia illuminata e... sorpresa, io sono il vostro RE (e non la nota musicale!).

Non ci credete? Eccomi a voi, quale monarca illuminato, democratico, non-grillino, piccolino, rotondetto, la rondine sotto il tetto, commovente a rubinetto... (ho sempre odiato i puntini di sospensione, ma ora, da RE, li uso come pare a me). In tempi di dura crisi economica e politica, come si dice, è necessario un uomo forte, è necessario chiedersi non quello che il nostro paese può fare per noi, bensì quello che un nuovo RE può fare per il nostro paese! Dopo Osama e Obama, ora c'è Omama! (si può pronunciare anche Omammamia! oppure Omadonna!).



sintesi dei fatti e delle news dal N.R.D.I.  (Nuovo Regno d'Italia):

1) Mo Yan ha vinto il Nobel per la letteratura (chi non ha letto "Il supplizio del legno di sandalo", lo faccia subito, il dolore poi passa, ve lo giuro!), leggete leggete
2) Alessandro Piperno ha vinto un premio liquoroso (chi ha letto i suoi libri vince un Buono Maalox 2012)
3) Mi sono strappato a morsi una verruca dal dito indice della mano destra (scoprendo solo allora, che si trattava di una verruca, dopo corsa in farmacia per sanguinamento abbondante); aspetto chi me la bruci definitivamente, offresi sorriso ed eterna riconoscenza
4) Non è uscito nessun nuovo libro mio, per la gioia di tutto il mondo dei lettori, mentre sono usciti bellissimi e nuovissimi libri di artisti bravissimi: Alicia Baladan, Simone Rea, Giusi Quarenghi, il maestro Roberto Piumini, Antonio Ferrara. Altri bellissimi libri sono in uscita: Ninamasina, Marta Iorio, e tanti altri bravissimi scrittori e illustratori (si vedano i blog che seguo con le novità), cercate, cercate
5) Elisabetta Cremaschi ha ricominciato a farci stupire e maravigliare sul suo blog Gavroche (Betti è stata inoltre l'anima di progetti per le zone colpite dal terremoto, come avevo già scritto alcuni post addietro [che bella la parola "addietro"!], leggetela, leggetela
6) Se dovete regalare l'ultimo Murakami, attenzione a non fare come me che mi sono sbagliato e ho regalato il libro 3° a chi non aveva ancora letto il libro 1° e 2° che sono in un volume unico (c'è anche chi ha ricevuto in regalo il lunghissimo volume di Bolano e mi ha tormentato per un mese che c'era qualcosa del libro che le sfuggiva, scoprendo così che le avevo regalato l'ultima parte, la mia distrazione sta peggiorando, non dite a nessuno che faccio il bibliotecario!)
7) notizia non pervenuta, ma siccome i peccati capitali sono 7, mi piaceva mettere il numero 7, tutto qua.

Bene, sfogare mi sono sfogato, amati sudditi. In breve: ritornerò presto, qualunque cosa pensiate.

Ciao, S.A.R. Vittorio ( ma potete chiamarmi Vit) Emanuele IV

il re tondo che...