Eccomi di nuovo, dopo un lungo silenzio, dovuto ai numerosi e, naturalmente non onerosi impegni degli ultimi giorni. Ego nunzio vobis: habemus fotografie su Rosso Belvedere 2012 e, presto, avremo post dedicato. per l'intanto godetevi il primo rosso, quello che ci ha accompagnato fin dall'inizio...
ora vi possiamo svelare che la foto bellissima di Stefano Germi per Rosso Belvedere 2012 è...
un PEPERONE! A chi aveva indovinato va il nostro bravo, agli altri bravi ugulamente per averci provato, a Stefano bravo e grazie ancora...
e poi, la cartolina 2012, con la foto della solita 500 rossa di Sergio Polmonari, detto Mannella
e poi, apresto...
venerdì 27 luglio 2012
mercoledì 4 luglio 2012
il bibliotecario tondo... più cattivo del mondo!
sarà il disegno regalatomi da Michele con il ritratto della Pimpa? sarà che il grande fotografo Cerati mi ha voluto cattivissimo? sarà quel che sarà, ma il martello in mano serva da monito a tutti gli utenti. Sto per ritornare in biblioteca!
2 settimane di fuoco e poi... si ritorna al lavoro
presto, alcune immaginicommentate dell'edizione 2012 di Rosso Belvedere, un successo anche quest'anno. Grazie a tutti, ale riccio
martedì 19 giugno 2012
in ritardo, ma sempre più rosso!
carissimi, ecco a voi il Rosso Belvedere in versione 2012! Grazie, intanto, a Renzo Bonucci e Daniela Soffritti per il velocissimo e prezioso òlavoro di studio di locandina e programma di sala... leggete, leggete, ma, soprattutto, partecipate e fate partecipare! ale riccio, il quasi guariticcio...
mercoledì 13 giugno 2012
Leggete... leggete... W le scuole di montagna, il gusto ci guadagna!
Topipittori: Quando il lupo va a Sanremo: Lo zoo-safari di Bussolengo , disegno di Giada Qualche tempo fa, abbiamo parlato, qui , del blog Una scuola tra i monti realizzato e t...
mercoledì 6 giugno 2012
diamoci da fare!
Un breve post per segnalare che Elisabetta Cremaschi, nel suo bel blog Gavroche, parla dell'emergenza terremoto nella sua terra di Mirandola e di idee per costruire un percorso di interventi che aiutino le persone dei luoghi sconvolti dalle continue scosse. Che cosa possiamo fare? Prima di tutto, ringraziare Elisabetta che si è subito data da fare per lanciare l'appello. Seconda cosa, scrivere all'indirizzo mail del sito Gavroche per dare la propria disponibilità a fare qualcosa, una volta terminata la fase dell'emergenza. Terza cosa, cominciare a pensare a eventuali attività da proporre. Per ora, basta scrivere semplicemente per dare la propria disponibilità. Scrivete...scrivete!
Grazie Elisabetta e buon lavoro.
ah, la terra, la terra dove affondano le nostre radici, bagnate da lacrime non ancora domate
ah, la terra, la nostra terra, dove si alzano occhi non ancora spenti...
Grazie Elisabetta e buon lavoro.
ah, la terra, la terra dove affondano le nostre radici, bagnate da lacrime non ancora domate
ah, la terra, la nostra terra, dove si alzano occhi non ancora spenti...
venerdì 25 maggio 2012
scuola e scuole: viva peio scuola viva!
grazie a Giulia Mirandola per averci permesso di vivere un'esperienza unica. Di cosa si tratta? Copiamo dal post che Giulia ha scritto per il blog dei Topipittori. Eccovi e leggete... leggete... dedicato ai genitori e ai bambini di Peio Scuola Viva.
giovedì 24 maggio 2012
A scuola tra bosco, cielo e prato
[di Giulia Mirandola]
Per la seconda volta sono salita in Val di Pejo accompagnata da visitatori d'eccezione: Alessandro Riccioni, Alicia Baladan e Giusi Quarenghi. Come un anno fa, la meta è stata una pluriclasse di montagna, ai piedi del monte Vioz, nel Parco Nazionale dello Stelvio. Non più la scuola elementare Bevilacqua, chiusa definitivamente in un clima di scontento e incertezze nel giugno 2011, bensì la Scuola Pejo Viva, un'esperienza inedita in Trentino e originale di per sé, basata sull'insegnamento parentale, documentata giorno per giorno attraverso un sito: strumento di comunicazione consono ai tempi che corrono.
Da settembre 2011, nove bambini dai sei ai dieci anni e i rispettivi genitori, seguiti quotidianamente da un gruppo coeso di insegnanti volontari, fanno scuola "senza scuola", in due aule ricavate con semplicità da un appartamento a pochi passi dal vecchio edificio scolastico. La campanella è appesa a una legnaia, le bandiere sono quelle dell'Europa, dell'Italia e del Marocco (in classe ci sono tre bambini marocchini). Nessuno avrebbe scommesso sulla durata oltre Natale di Scuola Pejo Viva, quando la realtà mostra che ciò è stato possibile. In questi giorni Fatima, Davide, Arianna, Agnese, Lorenzo, Maryam, Omar, Nicola, Lisa si preparano agli esami, la prova per loro più difficile.
La porta della scuola si è aperta innumerevoli volte nel corso dei mesi ad ospiti saliti in quota per conoscere da vicino questa realtà e ascoltare i tanti perché di una scelta radicale come quella di rinunciare alla cosiddetta scuola di tutti, la scuola pubblica. Da parte mia ho cercato di avvicinare il racconto di Scuola Pejo Viva a persone che a titolo diverso si occupano di storie. Tra loro, un antropologo visuale, Michele Trentini, che sta progettando un documentario sull'argomento; Alessandra Henke, una giornalista di Radio 3, che dedicherà alla vicenda un radio documentario in cinque puntate per il programma "Tre soldi"; Luigi Monti, direttore della rivista "Gli asini", che nell'intervistare il maestro Alberto Delpero ha scoperto un nuovo mondo; tre autori, Riccioni, Baladan, Quarenghi, che con i loro versi e illustrazioni hanno seminato letteratura per l'infanzia; Maria Giaramidaro, attiva nel campo della promozione della lettura e fondatrice di Oliver Associazione Culturale, che da Mazara del Vallo ha risalito la penisola per osservare differenze e somiglianze tra la Sicilia e il Trentino.
L'arrivo di Riccioni, Baladan e Quarenghi portava con sé una motivazione: fare poesia. Riccioni e Baladan si sono concentrati sulle pagine del loro Cielo bambino, prima attraverso una "ginnastica" di gesti e parole condotta da Alessandro Riccioni, adatta a slegare il linguaggio e a sciogliere con il corpo la mente. Poi con un gioco dell'oca magnifico, disegnato da Alicia Baladan, ingrandimento con variazioni dell'ultima tavola del libro, giocato a squadre di "soli", "lune" e "comete", con un grande dado di cartone. Riccioni si è presentato ai bambini come "l'omino tondo che fa impazzire il mondo" ed essendo un poeta di parola ha fatto impazzire per un po' chiunque gli capitasse a tiro. Con Alicia il gioco era all'aperto, tra terra e cielo, in mezzo a improvvisazioni in rima, risate, pegni in forma di canto e molto dialetto mescolato alla lingua italiana.
Sul rapporto tra dialetto pegaese e lingua italiana ha lavorato a fondo Giusi Quarenghi, impegnata due giorni dopo nella costruzione di un libro di grande formato, A scuola tra bosco, cielo e prato. Si tratta di un progetto collettivo di scrittura, che verrà presentato in sede d'esame.
Nelle sue pagine cartonate rilegate a spago, scritte e colorate a mano, i bambini raccontano chi sono, dove hanno fatto scuola, con quali maestri, su quali materie e con che orario settimanale, cosa è loro piaciuto di più e cosa di meno. La pagina finale è un esempio di bilinguismo applicato al collage: oggetti raccolti durante una passeggiata nel bosco vengono commentati con didascalie in italiano e in pegaese, a rimarcare che la padronanza bilinguistica non può prescindere dal lessico e dalla grammatica italiana.
Il pomeriggio è stato un momento di festa trascorsa al Mulino dei Turri. Giusi Quarenghi ha impastato pane e raccontato storie che affondano nelle origini di questo cibo antico. Ne è sortita una grande pasta madre, nata sotto gli occhi di bambini, genitori, anziani, distribuita cruda a piccole pagnotte e affidata alle cure di tante mani. Una metafora azzeccata per salutare la Scuola Pejo Viva e augurare buona crescita a chi ha studiato qui.
Per la seconda volta sono salita in Val di Pejo accompagnata da visitatori d'eccezione: Alessandro Riccioni, Alicia Baladan e Giusi Quarenghi. Come un anno fa, la meta è stata una pluriclasse di montagna, ai piedi del monte Vioz, nel Parco Nazionale dello Stelvio. Non più la scuola elementare Bevilacqua, chiusa definitivamente in un clima di scontento e incertezze nel giugno 2011, bensì la Scuola Pejo Viva, un'esperienza inedita in Trentino e originale di per sé, basata sull'insegnamento parentale, documentata giorno per giorno attraverso un sito: strumento di comunicazione consono ai tempi che corrono.
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| Scuola Pejo Viva. |
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| Alicia e Alessandro. |
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| Alessandro, Maria e Giulia. |
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| Il gioco dell'oca di Alicia, da Cielo bambino. |
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| I bambini all'opera. |
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| A scuola tra bosco, cielo e prato. |
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| Giusi e i bambini al lavoro |
Il pomeriggio è stato un momento di festa trascorsa al Mulino dei Turri. Giusi Quarenghi ha impastato pane e raccontato storie che affondano nelle origini di questo cibo antico. Ne è sortita una grande pasta madre, nata sotto gli occhi di bambini, genitori, anziani, distribuita cruda a piccole pagnotte e affidata alle cure di tante mani. Una metafora azzeccata per salutare la Scuola Pejo Viva e augurare buona crescita a chi ha studiato qui.
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| Al Molin dei Turi per far il pane con Giusi. |
domenica 22 aprile 2012
Miss Zoboly
Nello Yorkshire abitano molte pecore. Ci abitavano anche
quelle di Mr. George. Mr. George le sue pecore le conosceva tutte, una per una,
per nome. E ogni sera, le salutava tutte, una per una, per nome. Perciò,
quando, giorno dopo giorno, Miss Timothy fece la brutta lana, Mr. George se ne
accorse subito.
La brutta lana si forma quando una pecora non è più lei.
E Miss Timothy non era proprio più lei: dormiva male, mangiava poco e beveva
ancor meno.
Nei due mesi in cui ho vissuto a York, bellissimo capoluogo
dello Yorkshire, di pecore ne ho viste alcune, belle, bianche, morbide. Ho dovuto però aspettare oltre vent'anni prima di incontrarne un intero gregge, in questo divertentissimo libro di Giovanna
Zoboli (chiamata qui, in omaggio alla sua pecora, Miss Zoboly). Il viaggio di
Miss Timothy, edito da Topipittori, si legge tutto d’un fiato e poi si
rilegge, di tanto in tanto, quando non ci si sente più come ci si vorrebbe
sentire. Più che un libro, con il suo testo decisamente originale e le illustrazioni decisamente belle di Valerio Vidali, questo è un farmaco, un potente
antibiotico contro il virus della noia, della banalità, della presunzione,
della sciatteria che ci circonda, in ogni luogo e in ogni momento.E contro questo virus, Giovanna lotta, quotidianamente, con coraggio, nel lavoro e nella scrittura. Sempre, però, con il sorriso sulle labbra, con la risata pronta che fa venire in mente una campana a festa. Non prendersi troppo sul serio, riuscire a ridere di tutto e in primis di noi stessi, non vuole però dire non essere attenti, consapevoli di quello che vogliamo fare, di quello che dobbiamo fare. Soprattutto quando vogliamo raccontare. Questo allegrissimo rigore, Giovanna lo dichiara in una bella poesia, di cui trascrivo un frammento:
Virgole punti e a capi:
è la punteggiatura
parlando non la vedi
senti però la frase
fermarsi, andare, stare,
dire, significare…
Basta che la rispetti,
che te ne prendi cura:
pensala come musica
passo che fai con gli altri
bellezza dei tuoi gesti
viva punteggiatura.
Giovanna Zoboli, in Un paese
bambino, Giannino Stoppani Editore, 2011
In questo testo (presente nell’antologia che l’editore Stoppani ha voluto realizzare per i
150 anni dell’Unità d’Italia), c’è, a mio avviso, tutta la magia della scrittura
di Giovanna: una poesia che, come punteggiatura viva appunto, è attenta al ritmo del
verso, al gioco normato eppure ogni volta sorprendente. Con una rara autenticità, la
lingua crea una voglia di bellezza (come fondamento etico più che estetico), il dire si fa generoso, si apre ad angolo giro e chiede la condivisione di un cammino, un passo che risuoni parallelo. Nei testi di Giovanna, c'è sempre un "tu", magari un po' nascosto, un grido di richiamo rivolto al lettore. Poesia di confronto, questa, poesia di relazione. Sotto l’apparente leggerezza del dire,
si scoprono così, a poco a poco, profondità inattese. In ogni forma di poesia, ma
soprattutto in quella che si scrive per i bambini, il dire e il significare devono portare bellezza. Ci si deve “prendere cura” di quello che
diciamo, di quella forma di
organizzazione della nostra esperienza, della nostra esistenza, che è la lingua.
La parola giusta è
tutti, perciò
strana persona
immensa
di singolari e plurali
casa di mille bocche
bocca di tante lingue…
Tutti però è per uno
quel che non è nessuno
eppure tutti siamo
uno per uno soli
uno per uno insieme…
Giovanna Zoboli, in Un paese bambino, Giannno Stoppani Editore, 2011
La poesia di Giovanna non ha bisogno di giri astrusi di parole, di quello che rende illeggibile molta poesia italiana
contemporanea. E’ asciutta come il fieno, esatta
come i calcoli matematici, rigorosa come uno spartito perfetto. Le sue parole
sono vere, autentiche, perché non sono mai presuntuosamente definitive.
Il suo discorso poetico rimanda costantemente ad altro, a un tesoro che si costruisce giorno dopo giorno, fatto di
letture, scritture, visioni, che dischiudono
mondi nel momento stesso in cui tracciano confini. I testi di Giovanna suscitano altre parole, e questo, si badi bene, non è cosa di poco conto.
Giovanna si diverte molto, credo. Si diverte nel lavoro
che fa e nella lingua che scrive. Mi pare di vederla, mentre resta in silenzio e si prepara a distruggere la banalità del dire, del vivere. Lo si percepisce in tutti i suoi libri, dai
primi piccoli tesori in cui testo e immagini si narrano a vicenda, agli ultimi
lavori. La narrazione diventa così una ennesima scusa per fare ballare il
pensiero, per farselo ad ogni passo compagno di viaggio, prezioso alleato di ogni giorno perennemente in
bilico tra ricordare e dimenticare. Ed è tra il ricordare e il dimenticare, che nasce e cresce il raccontare, il gioco della narrazione. Solo così, io credo, si riesce a fare i conti con l'orizzonte, ad allargarlo e allungarlo per potere camminare ancora. Il passo di Giovanna, dovunque si diriga, rincorre l'orizzonte, ma resta leggero. Solo la leggerezza, infatti, ti fa parlare con profondità di un compleanno, di mani
e piedi che si sporcano, di scimmie in una cucina, di desideri e sogni, di
bambini e di animali, di annaffiatoi innamorati, di tempi e luoghi troppo vicini e
lontani.
Non so se Miss Timothy abbia davvero ritrovato se stessa, ma so che posso ritrovare parte di me stesso nei libri di Miss Zoboly. Leggete, leggete...
Non so se Miss Timothy abbia davvero ritrovato se stessa, ma so che posso ritrovare parte di me stesso nei libri di Miss Zoboly. Leggete, leggete...
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Davide Cerati, per Porretta Terme Città della Fotografia, 2012















