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lunedì 9 settembre 2013

Vanderwill è tornato! A Firenze, a Firenze!





Vanderwill è tornato! I suoi successi ciclistici di bambino sono stati finalmente riconosciuti, e a livello inernazionale! Il bambino ciclista che pedalava forte in salita e pedalava e frenava in discesa, è stato invitato ai Mondiali di Ciclismo che si svolgeranno a Firenze nella seconda metà di settembre. E' un'occasione forse unica per vederlo all'opera, sulla sua vecchia bicicletta rossa, infilare a tutta velocità le stradine di San Frediano, urlando lodi a Pratolini e spernacchiando avversari lenti e pigri.
Ma, direte voi, chi diavolo è questo Vanderwill! Beh, vi posto un assaggio di ciò di cui vo parlando e poi lascio a voi immaginare il resto. Leggete, gente, leggete e se siete nei paraggi, in bici, in treno o a piedi, venite anche voi a sciacquare i panni e le gomme in Arno!

inedito



"Anche quell’anno il Giro d’Italia era finito. Prima, per quindici lunghissimi giorni, dalle due alle tre del pomeriggio, al Bar Mattioli, a noi bambini era vietata qualunque cosa: non potevamo parlare, ridere, dire scemenze. Nel silenzio assoluto l’unica voce ammessa era quella della TV. Per noi non era un grave problema, correvamo a giocare nel piazzale della chiesa, un grande spazio tappezzato ormai da chilometri quadrati di pelle fresca e sangue rappreso misto a lacrime. Gli uomini del paese, pazzi per il Giro, trovandosi all’improvviso privati di biciclette, borracce, salite e cronometro, ebbero una brillante idea: organizzare il Giro di Lizzano, una corsa a tappe del tutto simile a quella ben più famosa che attraversava la penisola. Non pensavano però di mettersi a pedalare su e giù per le strade, sfidandosi sul filo del traguardo. No di certo. Loro non ci pensavano proprio.



Scoprimmo così che le loro sportivissime intenzioni avevano a che fare con noi. Avremmo dovuto noi vestire i panni, o meglio, i calzoncini del ciclista e sfidarci a chi arrivava primo. Il Giro fu organizzato in modo esemplare. Si stabilirono le tappe e, siccome eravamo in montagna, c’erano tratti di dura salita e di vertiginosa discesa. L’organizzazione fu degna di una gran classica del ciclismo a tappe. Le automobili più alla moda, coperte da lenzuoli con il marchio delle squadre e la pubblicità, furono promosse “ammiraglie”, con il compito di  seguire la corsa. C’erano anche le lambrette fiammanti dei giovani più in vista del paese e, cosa davvero straordinaria, si trovarono subito gli sponsor: due negozi e un bar. Le squadre erano tre: Germanvox Vega, Superga e Pini Gelati. La prima ditta vendeva elettrodomestici, la seconda scarpe, soprattutto da tennis, e la terza gelati famosi come la banana o il ghiacciolo che se aveva una tacca sul bastoncino ne vincevi subito un altro.

      Io facevo parte della squadra della Superga, sponsorizzata dal calzolaio Domenico, detto Mengarino, uno dei dieci cugini buoni di mio padre. Con me c’erano Antonio e Franco che sarebbe poi risultato il vincitore assoluto. Quando tutto fu pronto, il Giro di Lizzano cominciò e, fin dalla prima tappa, l’attenzione del pubblico si distribuì equamente sui risultati dei primi in classifica e su quelli degli ultimi. E gli ultimi erano esattamente sempre due, io e Stefano, detto Babbone (così lui chiamava sempre suo padre). Eravamo tutti e due grassi e goffi, ma il nostro stile era alquanto diverso. Lui era molto lento in salita e così io gli davo del fumo, come si diceva allora. Io, invece, ero abbastanza veloce in salita ma avevo il sacro terrore della velocità e quindi, in discesa, pedalavo e frenavo allo stesso tempo. Consumavo i gommini dei freni ad ogni tappa e, a volte, il vantaggio che avevo accumulato in salita veniva tutto bruciato in discesa. Mi capitava così di vedere Stefano sfrecciarmi davanti poco prima del traguardo. Comunque andasse, ad ogni tappa, eravamo sempre noi a giocarci la maglia nera, il titolo meno prestigioso del Giro.

Stefano aveva già il suo soprannome, Babbone. A me invece mancava e ci pensò la televisione a suggerirne uno che piaceva soprattutto i miei avversari. Alle cinque del pomeriggio, da marzo a giugno, la TV dei ragazzi trasmetteva un programma ambientato nel Far West. Un gruppo di soldati viveva asserragliato in un fortino che orde feroci di indiani tentavano senza posa di conquistare. Il programma si chiamava “I forti di Forte Coraggio”. A quel tempo, gli indiani erano i cattivi e si lanciavano ululando sui soldati, soprattutto su quelli con i capelli più lunghi, per impadronirsi dello scalpo più bello da portare alle squaw come trofeo. A guardia del fortino, c’era quasi sempre lo stesso soldato, grasso, rosso e sudato, che si chiamava Van Der Will, il quale portava occhiali da vista e scambiava sempre gli indiani per tacchini e i tacchini per indiani. Le conseguenze della sua miopia erano catastrofiche, ma non tanto da metter fine alla serie di puntate del programma. Io ero, lo ammetto, Van der Will sputato: grasso dovunque, occhiali da vista, sudore copioso e goffaggine da vendere.
I trionfi dei ciclisti fiamminghi al Giro d’Italia finirono col favorire il successo del soprannome e fin dalla prima tappa, io fui per tutti Van Der Wil, pronunciato tutto attaccato: Vànderwill. E come Vanderwil feci del mio meglio. Io e Stefano continuavamo la nostra perenne lotta per non conquistare la maglia nera. 

chissà se si leggerà mai il seguito, chissà se si scoprirà mai come andò a finire il Giro?

intanto, se potete, venite ad ascoltare Vanderwill, dove?



 


bibliotecathouar@comune.fi.it; 055.2398740
http://www.biblioteche.comune.fi.it/biblioteca_pietro_thouar/

3 commenti:

  1. Vanderwill!!! :D SEI IL PIù FIGO!

    ...e si ricordi di prendere la penna verde per gli autografi, buonuomo!

    :) ...e ora chi è che corre più veloce di tutti? hmmm... io una mezza idea ce l'ho.

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    1. voy pedalando como Vanderwill... besos (scusa, caro anonimo, ma oggi va lo spagnolo, mi serve per il prossimo post9, ale

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    2. non si scusi, lo spagnolo ha un suono così bello, pronunciarlo pare una formula segreta..chissà quale magia farà comparire.Un non troppo ormai anonimo abbraccio.

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