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venerdì 2 marzo 2012

caro amico...


1979, da mesi sono negli Stati Uniti a studiare. Mi trovo bene, ma la nostalgia di casa comincia a farsi sentire. Soprattutto quella dei 3 amici con i quali formavamo la cosiddetta (e molto meno pericolosa) banda dei 4 e, per alcuni anni, gli Hi-Phon, gruppo demenziale pre-Skiantos (anche la montagna creava giovani capaci di modificare linguaggi e di delirare con allegria!): Francesco, Massimo, Stefano ed io. Li ho lasciati alla fine dell'agosto 1978, felice di quella borsa di studio vinta senza sperarci troppo. Bologna è ancora viva quando parto, il nostro paese ancora bellissimo e pieno di gente. Quando tornerò, il riflusso avrà già colpito, assieme al terrorismo, la fantasia al potere, gli indiani metropolitani, i sogni e le lotte. I miei amici li ho lasciati ancora pieni di sogni e speranze, il Brasile di Francesco, la chitarra di Massimo, la prima vera storia d'amore di Stefano. Massimo scrive spesso, con la sua lingua acuta, le sue parole potenti come fucilate. Stefano è da poco partito per il servizio militare (povero lui!) e scrive pochissimo. Francesco non lo sento da Natale. A lui piace parlare, ore e ore a costruire con noi il futuro. Io so aspettare e, proprio quando decido di scrivergli una lettera di rimprovero, mi arriva dall'Italia un pacchetto. Vedo il suo nome come mittente e comincio a strappare con foga l'involucro fatto a mano. Dentro, una cassetta da registratore. Giro e rigiro la cassetta tra le mani. Cosa ci sarà mai? Prendo il registratore, inserisco la cassetta. La sua voce, che sa di fumo (sono sicuro che sta fumando!), comincia a parlarmi, a dirmi che dovrei saperlo che lui non scrive, che non gli piace scrivere. Mi racconta della sua vita senza di me, del suo nuovo amore Agnese, della voglia che ha di rivedermi. Mi dice che sono fortunato ad essere andato al di là dell'oceano. Poi, ribadendo il concetto che lui non ama scrivere, mi chiede di ascoltare. E' una canzone da poco uscita in Italia e che non conosco, mi dice che posso considerarla come una lettera per me. E' "L'anno che verrà" di Lucio Dalla e, non appena sento le prime parole "caro amico ti scrivo..." mi commuovo fino alle lacrime. Ecco, l'ultimo Dalla non lo seguivo più, ma quel ricordo così lontano non poteva non tornarmi alla mente ora che Dalla non c'è più. Ma anche Francesco non c'è più, e anche Massimo non c'è più. Siamo rimasti Stefano ed io, frastornati un po' dalla vita, dalla perdita dei 2 amici, ognuno con i suoi ricordi, senza più la voglia di parlare troppo della banda dei 4. Il paese è sempre più vuoto. Ci vediamo di rado, al bar. Ci guardiamo, ci sorridiamo e poi restiamo in silenzio. Il nostro omaggio agli amici che sono andati avanti. Senza la certezza di una fede è difficile sapere se ci rivedremo, tutti e 4, ma la certezza della memoria me li fa vedere ogni volta che sento quella canzone e ogni volta che ritorno al mio paese.

5 commenti:

  1. Adesso la giornata è perfetta!

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  2. Bellissimo! Mi piacerebbe saper scrivere come te, maestro!

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    1. sapessi quanto ho patito per poter scrivere meglio! E poi questo è solo un ricordo scritto in fretta e furia. Ma dimentichi l'esercizio più importante per scrivere sempre meglio: leggere. Te lo dice lo zio bibliotecario, se ti fidi. Ma, fino a quando non scoprirai da solo il piacere della lettura, nessuno potrà mai convincerti a farlo. Io, però, continuerò a ripetertelo. Aspetto i tuoi scritti, ciao

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  3. Testo bellissimo ma malinconico..vorrei leggere la goia che dai agli altri tra le righe dei tuoi pensieri!! un abbraccio

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  4. ..credo che lei non si renda conto del suo potenziale.
    ...credo che lei non capisca del tutto fin dove lei possa arrivare.
    ....credo che se nessun "edificio bibliotecarico" sia stato in grado di contenerla
    tanto da aver dovuto ingrandire ben due biblioteche all'attivo, questo significhi qualcosa.
    Credo che nulla e nessuno venga mai perso nonostante le immense variabili che ci legano
    a questo mondo temporale fatto di falle e fragilità.
    Credo che lei debba ricredersi, ogni volta che la fortuna le volterà le spalle.

    Perché? perchè molti credono in lei.

    Per quanto mi riguarda, non credo leggerà questo commento a questo vecchio post
    ma se leggendolo distrattamente, le dovesse nascere un sorriso in grembo ad una neonata felicità
    ..beh,credo che..ne sarà valsa la pena scriverlo. Forse,buonuomo, ne sarà valsa la pena.

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